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DE RE AEDIFICATORIA a cura del dr. arch. Vilma Torselli tema: ALVAR AALTO |
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vedi anche: SANT'ELIA SANTIAGO CALATRAVA LA GRANDE ARCHE IL PIANO NOBILE SIMMETRIA PETER EISENMAN FRANK O. GEHRY POTSDAMER PLATZ KATSURA MIES VAN DER ROHE PIRANESI IL PARTENONE ANTONIO GAUDÌ ANDREA PALLADIO LE CORBUSIER GROUND ZERO EERO SAARINEN BORROMINI L'ALHAMBRA PIER LUIGI NERVI FRANK LLOYD WRIGHT NORDDEUTSCHE LANDESBANK TEOTIHUACÁN de re aedificatoria ArtOnWeb | Mi fa piacere che tu mi chieda di Alvar Aalto, perché mi dai modo di parlare di uno degli architetti che più amo. In particolare, poi, la sala finlandese dell'Esposizione di New York del 1939 è una piccola, perfetta sintesi di tutti gli elementi espressivi di questo architetto originale ed innovativo che, in assoluta modestia, senza fare proclami o teorie, ha fatto la sua rivoluzione e cambiato il corso della storia dell'architettura moderna (assieme a Frank Lloyd Wright e la sua architettura organica). Tu, che mi parli della celebre parete lignea, con le sue curve ardite, la sua grandiosa armonia, puoi facilmente immaginare quale dose di coraggio, inventiva e indipendenza intellettuale ci sia voluta per realizzarla, in un'epoca in cui il razionalismo di Le Corbusier, pur con tutti i meriti che gli competono, stava stagnando nella ricerca sterile di regole rigide, di un canone "applicabile universalmente all'architettura e alla meccanica". Sottraendosi alla schematica linearità del razionalismo, Aalto ha reinventato lo spazio architettonico mediante linee e superfici curve di grande tensione dinamica, progettando lo spazio vuoto , lo spazio interno compresso, la cavità dell'edificio, sede e cuore pulsante della sua funzione sociale, vero tema centrale della sua opera (siamo molto lontani da Gehry, non trovi?). Gli altri, fondamentali temi della poetica di Alvar Aalto, l'uso del legno, la ricerca sulla luce, il rapporto con la natura, sono, a mio parere, fortemente influenzati anche dal fatto che la geografia dell'arte sia da sempre una variabile importante della storia dell'arte. Confronta, ad esempio, le due più importanti civiltà arcaiche, quella egizia e quella sumerica: si può osservare come l'arte egizia, composta, lineare, misurata, esprima, sì, lo spirito di una civiltà priva di tensioni sociali, fortemente gerarchica, a struttura verticistica e piramidale (è il caso di dirlo!), fondata su una serie di inderogabili certezze, ma anche come sia innegabilmente influenzata da un ambiente naturale piatto, desertico, dove anche l'esondazione del Nilo, evento naturale benefico, non presenta incertezze e si ripete con cronometrica periodicità. La contemporanea civiltà mesopotamica, invece, percorsa certamente da altre problematiche, ma anche localizzata in una zona geografica, alla confluenza tra il Tigri e l'Eufrate, molto turbolenta, sismica, soggetta a grandi sconvolgimenti naturali, esprime, attraverso la sua arte, un forte desiderio di drammaticità e tridimensionalità, in termini fortemente plastici, vigorosi, contrastati. Voglio dire che una passeggiata in un bosco di betulle non ti dà le stesse sensazioni che ti dà una passeggiata lungo le spiagge della Sicilia e che un italiano, ad esempio, avrebbe fatto molta più fatica a fare ciò che ha fatto un finlandese, anche per questa differenza. Dici che questa grande parete lignea ti affascina, e non sai perché, dici, cioè, che ricevi un messaggio, ma non sai da dove arrivi. Penso che dovresti concentrarti sulla linea curva, sul respiro ampio e pacato dell'ondulazione della parete e tener presente che , talvolta, conoscere può voler dire ricordare. Quando hai deciso di abbandonare le caverne ed uscire alla luce del sole, la prima casa che hai costruito aveva la pianta a forma di cerchio, come il nido degli uccelli, come le tane degli animali, come la buca che scavavi nel terreno per proteggerti dal vento, come i simboli preistorici che hai disegnato sulla roccia: la linea curva è il porto, l'abbraccio, il grembo materno, il recinto, è protezione, rifugio, sicurezza. Da lì arriva il messaggio, dal tuo passato, dal tuo cervello arcaico, sepolto sotto i più recenti strati del tuo cervello di razionale uomo moderno. E in certi casi, forse, l'arte compie proprio questo lavoro di archeologia mentale, dissotterra ricordi sepolti e ce li restituisce sotto forma di emozioni. |