![]() IL PAESE DI NONSISADOVE Racconto di Giose Rimanelli Illustrazioni di Stefano Maria Baratti | |||||||
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7) LA VITA CONTINUA "Vedremo, hai detto? " "No, non mi pare, Lady Flor. Ho detto, che ho detto...?" "Un uomo buttato dal treno..." "Se è per il che - domanda di qualcosa, io sono qua, Ahà Dopodiché, che può rispondere ad ogni Quando e Quanto. Ma per ora, prego, fra poco arriviamo e vedremo..." "Arriviamo o arriveremo?" "Arriviamo... una prima sosta però." "E dove?" "Brookwood, Alaska, suppongo..." "... uuh!" "...in America, e nel mondo the deepest coal mine, per adesso almeno - mi dispiace dirvelo - ranking among the deadliest, con morti e morti... " "Uuh! Cosa ne fai allora dei nostri 7000?" "No no, sono scesi a 5000... ma questo a parte, nessun paragone, che non è da me. " "Hislam, dunque, quel Bin Laden... qui ed altrove, ovunque?" lei disse, nervosa Doña Flor, ancora impeccabilmente argentea tuttavia, con solo un puntolino rosso sulle labbra, il suo tremore. "Qui e altrove, certo... ma ovunque non direi e non necessariamente qui, nel di Sotto, no no, nessun terrorismo tipo quello del di Sopra... almeno credo, qui voglio dire, infatti no, non in questo..." "Non capisco, non in questo... che?" "Le Twin Towers, vorrei dire, Max, come a tutti è ovvio, ormai.! Erano sottili e infinite, più belle delle piramidi, più belle della Torre di Pisa, più belle della Torre Eiffel... e fecero invidia. E dico "belle" perché non ci sono più. Chi non c'è più e si è voluto bene è sempre bello. Ma l'invidia uccide. Alte un 110 piani, no? Quest'ascensore è invece sceso in un tunnel di 175 piani - un buco scavato dall'uomo di 2,100 piedi, un tunnel, una torre rovesciata, da quelli di Sopra chiamata Blue Creek Mine N. 5, e 13 di quei minatori che stavano qua sotto mettendo tubi e binari di carrelli bruciarono vivi, di botto avvolti nello scialle dello scoppio di metano, una combustione, e bruciarono là sotto, qui sotto, vivi, domenica scorsa 16 settembre, quattro giorni dopo quell' orribile 11 settembre da non dimenticare più, mai più..." "Terroristico anche questo!" lei disse, come a se stessa, convinta ma non terrorizzata. "No, metano" corresse Ahà. "E tu sei muto, ora?" "Sono ustionato dal di Sopra, e adesso anche dal di Sotto. Vorresti un'opinione, Lady Flor? No, scusa, non riesco a parlare. Sono ustionato. Eppure, lo so, bisogna parlare. Anzi urlare la rabbia, il dolore e agire, tornare al lavoro... ma sono ustionato, devo riflettere, voglio risultati... ". "E io vorrei liberarmi dell'emicrania! Che ci facciamo qui, Max, (scusa se te lo sussurro), con questo clonato... non ti pare un clonato? In Argentina prendevo un tè sempre alle 3 del pomeriggio, seguivo la regola, avevo l'emicrania sempre a quell'ora." Ed alzando la voce, rivolta al Dopodiché, disse, "Ma lei, dico, non potrebbe provvederci una chiccherina di buon tè locale?" "Abbiamo buon tè sia locale che indiano o iraniano, c'è da scegliere." "Per carità, locale, solo locale... ci mancherebbe altro! Niente più roba di quelle parti." "Come crede, signora. Ma quella è brava gente... a patrte i terroristi! Nell'ascensore dove siamo, comunque - è una gran bella stanza rotonda, come vedere, anche se ha tutto l'aspetto di un siluro - c'è sempre qualcosa se non proprio ogni cosa, ed eccole là, incassate nella parete di destra, le macchine del tè, caffè, Coca Cola, Pepsi, Lemon Soda e giornali, anche giornali, vedete?" Sulla parete si profilò la testata di Newsweek, ed alcuni titoli, vecchi e nuovi: ![]() "Questa è solo una prima sosta di orientamento," disse Ahà. "Siamo all'inizio del tunnel, il primo tunnel che, premetto, non è nemmeno da considerarsi in rapporto al vero tunnel che infatti c'è, che noi chiamiamo il Definitivo Tunnel... Questo in cui siamo non è più neanche una miniera di metano ma altro in rapporto al Definitivo, con una sua precisa funzione..." "... e cioè?" "... una sua precisa funzione: quella di aiutare a discernere nel rito di passaggio." "Il biblico Mar Rosso, di nuovo?" interruppe lei, succhiando il suo tè. "Sì e no, vedremo. Vedrete. Qui però - e prim'ancora di fare un giro turistico intorno, riprendere intendo il prescritto viaggio verso il vero tunnel - possiamo leggere o ascoltare i messaggi che stanno arrivando dal di Sopra, indirizzati a Max alcuni, ed altri ad ognuno, ma da ricordare che qui niente è privato, tutto è anzi nudo in quanto, sì, si preferisce il nudo." "Come le talpe... Sono nude le talpe?" lei interruppe di nuovo, scontenta. "Alcuni ed Ognuno, cosa vuol dire?" "Spero che questa non sia una provocazione, caro Max, perché nulla è provocabile qui, escluso il provocante. Voi due, intanto..." "Intanto?" "Ci sono anche giunti giornali sul caso Florida Anthrax che ha messo fuori tre persone a Boca Raton, e sparso altro panico... proprio non necessario circa questa micidiale polvere spedita per lettera, a New York, e ci sono giornali circa la campagna antiterroristica America Strikes Back... Bin Laden intanto ha mandato il suo Messaggio, il Presidente ha mandato il suo Messaggio, e anche alcuni amici di Max hanno mandato messaggi che potrei leggervi personalmente, che voi stessi del resto potreste leggere focalizzando gli occhi su questo computer..." "O.K. Bello, semplice e diretto," rispondesti a quell'occhio parlante sulla fronte del cordiale e impassibile Ahà, che era poi un semplice diamantino luccicante, un trasmittente di suoni e parole dalle sue varie sfaccettature, che tu come pure Doña Flor sentivate nel cervello... e improvvisamente il petto del Dopodiché prese l'aspetto di un computer, con immagini e parole, ma era sempre la voce di Ahà che leggeva e trasmetteva. 1) Fax - Torino, 9 ottobre 2001: Carissimo, dopo ventisei giorni dall'attacco a New York la risposta è stata data. Doveva essere mirata, chirurgica. Invece i morti civili si contano già a decine, compresi dei poveri funzionari dell'ONU che dovevano sminare il paese più minato del mondo. Se questa ritorsione dovesse raggiungere lo scopo di eliminare il terrorismo, accetterei persino nel conto anche un certo numero di civili sacrificati. Ma quanti innocenti sarà necessario mettere sulla bilancia? Cento? Mille? Diecimila? Sono molto pessimista. Approvo la rappresaglia, ma temo un allargarsi del conflitto. Oggi si parla di colpire altri Stati fiancheggiatori. Forse l'Irak, lo Yemen, la Bekas libanese. Il che comporta altri bombardamenti che non saranno mirati, non saranno chirurgici, e creeranno altre vittime, altre sofferenze, altri risentimenti, altri odii, ed infine la nascita di altri Bin Laden. Tu che ne pensi? Tu che sei americano, ma hai radici profonde in Italia, che ne pensi? - Angelo Del Boca ![]() 2) Fax - Lowell, Massachusetts, 10 ottobre 2001: Carissimo, lieto di sentirti. Non posso che condividere il tuo sentimento nei riguardi di offesa, difesa, rappresaglia - e soprattutto quanto a chirurgica, mirata retribuzione nell'attacco. Ma in casi come questi, di coordinate incursioni aeree notturne, il morto non inteso ci scappa sempre. Ed io ne ho avuto notizia contemporaneamente all'arrivo del tuo fax, aprendo CNN. Sono ormai giorni che mi sento quasi del tutto paralizzato, incapace di riprendere a scrivere per quel che è accaduto a New York e a Washington. Ti dirò che per mia consolazione di vecchiaia, che per sé stessa è malattia se crediamo al giusto Terenzio - annota: `Senectus ipsa est morbus' - stavo scrivendo On Line un'elettronica novella dal titolo Il paese di Nonsisadove - se ricercarlo nel Molise o in Cina, Antartica o Mondo Arabo - ed ecco che le Twin Towers cadono addosso all'America, su di me dunque, e ho perso i sensi, anch'io sono rimasto sepolto là sotto, e adesso - nel quasi buio dei miei occhi - sto cercando di riflettere su questo colossale nuovo Medioevo atomico che taglia e separa nell'incomprensione reciproca, soprattutto culturale, i due mondi ora in conflitto. Al di là dunque delle solite considerazioni a sfondo mistico/mitico religioso che separano, di un mondo Cristiano e un mondo Islamico, io credo che la più appropriata delle considerazioni sia proprio quella riguardante la cultura, le culture, quella mia quella tua, evitando l'offesa, la presunzione di chi crede di saperne di più. Ma siamo sempre lì: It's a Matter of Opinion. Quanto alla mia, ho studiato le epiche italiane sulle crociate e tradotto anche nel mio dialetto molisano la poesia del crociato Jaufré Rudel, ma non ho mai amato le guerre, specie se di religioni, e meno che meno questa qui, provocata dai religiosi terroristi suicidi talebani. - Giose Rimanelli P.S. Oggi, alle 3 PM, il Dr. Mark Anthony Latina mi bombarderà l'occhio destro con scariche di raggi ultravioletti, attraverso l'uso di una macchina da lui inventata, Laser Cool, che normalizza la supertemperatura dell'occhio glaucomico e ridà vista alla vista senza lasciar sgarri sulla pelle a chi ha cliccato all' Internet Lasercarecenters.com Ho sentito gente che ha parlato di "macchina miracolosa", e altri di "macchina difettosa", a proposito di opinioni, ma il desiderio di ognuno - sgarro o non sgarro - è star bene, tornare a vedere. Il difetto è negli occhi, non nella macchina. (Accludo in allegato una traduzione in dialetto molisano e in italiano di una lirica pubblicata dal New York Times il 1 ottobre, e da me tradotta pensando a quegli assassinati dell'11 settembre, nell'anticapera del mio medico, in attesa di essere operato all'occhio destro col laser.) in memoria degli assassinati dai terroristi dell'11 settembre ![]() A Càse sc_stà sóle, è chiúse, `Nge sc_stà niénd'àvete de díce. Dénd'è ssì viécchie mure rutte I viénde frídde tràscen'èllucquànne Tutt' à ggènde se n'è jùte. Né nesciùne sc_tà ècche uéje Pe' pèrlà de lóre `nbén' o màle: `Nge sc_tà niénd'àvete de díce. Còm'è che sc_téme desc_ tèrbàte `Ndórn'è sc_tu rùtte ballècóne ? Tutt'à ggènde ze n'è jùte. E cuísc_tu nuósc_stre juquèriélle Pe' llóre è sùle tiémbe pèrze: `Nge sc_tà niénd'àvete de díce. Ce sc_tà rruguíne e franèmiénde Dénd'à Càse `ngòpp'a Cuèllíne : Tutt'à ggènde se n'è jùte, `Nge sc_tà niénd' àvete de díce La Casa sulla Collina, di Edwin Arlington Robinson (1869-1935) - Tutta la gente è andata via, / la Casa stà sola, è chiusa, / non c'è nient'altro da dire. // Dentro i vecchi rotti muri / i freddi venti entrano gridando: / tutta la gente è andata via, // né nessuno è qui oggi / per parlar di loro in bene o male: / non c'è nient'altro da dire. // Com'è che siamo disturbati / intorno a questo rotto balcone? / Tutta la gente è andata via, // e il nostro povero pietoso gioco / per loro è solo tempo perso: / non c'è nient'altro da dire. // Là c'è rovina e decadenza / nella Casa sulla Collina: / tutta la gente è andata via, / non c'è nient'altrro da dire. Lowell, Massachusetts, 11 ottobre 2001 2) Op-Ed - New York Times, 7 ottobre: Martin E. Marty, noto studioso della fede Islamica e del fondamentalismo dice, "this is not Islam." E però una più pesante domanda balza alle labbra: fino a qual punto una religione è responsabile di quanto i fanatici predicano a suo nome? Una decina di anni fa prese voce un certo movimento accusatorio nei riguardi di religiose e secolari istituzioni, ritenendole responsabili di passati abusi, reclamando scuse e risarcimento danni. I cattolici oggi insistono che la loro fede, se bene interpretata, non ammette l'anti-semitismo. Ma questo non spiega come mai milioni di cattolici hanno creduto diversamente per millenni. I musulmani, come gli ebrei, non riconoscono un'autorità dottrinaria centrale, rendendo così piuttosto difficile agli stessi credenti distinguere tra ortodossia, eterodossia ed eresia. In nome del Vangelo i cristiani bombardano quelle cliniche che favoriscono l'aborto, e i musulmani del mondo insorgono oltraggiati nell'udire il presidente Bush chiamare "crociata" la campagna antiterroristica, una parola che essi associano alle stragi dei cristiani medievali nelle loro incursioni in Oriente. - Mark Lilla ![]() 3) America Oggi - Sgomento dinanzi all'"11". 7 ottobre 2001. Nei giorni scorsi ero in Italia per un convegno su Emigrazione e Letteratura e mi è apitato di leggere, riportate su un quotidiano italiano, alcune riflessioni numerologiche (tanto care al nostro Dante) sul numero in questione, pubblicate originariamente sul giornale spagnolo "La Razon". Cominciamo dal giorno della tragedia che, secondo la datazione americana, che prevede prima il numero del mese e poi quello del giorno, è 9/11. La somma dei tre numeri (9+1+1) dà 11. Il prefisso per chiamare l'Iraq è 119, che richiama l'11/9. Anche qui 1+1+9=1. Dopo l'attacco, si sono registrate innumerevoli telefonate chiamate al telefono d'emergenza, che è 911 (9+1+1=11). L'11 settembre è il duecentocinquantaquattresimo giorno dell'anno, e anche qui se sommiamo 2+5+4 la somma ci dà 11. A partire dall'11 settembre restano 111 giorni prima della fine dell'anno. La figura delle due torri gemelle, appaiate, sembra un numero 11. Uno dei due voli dirottati era il numero 11 degli USA. Sommando le lettere di New York City otteniamo il numero 11. Sommando le lettere di "The Pentagon" otteniamo 11. Sommando le lettere di Ramsin Yuseb, l'uomo che organizzò l'attentato contro le torri nel 1993, otteniamo nuovamente il numero 11. E ancora: il volo numero 11 aveva a bordo 92 persone: 9+2=11. Il volo 77 (uno degli altri aerei dirottati) aveva a bordo 65 persone: 6+5= 11. Non parliamo poi della profezia di Nostradamus: qui c'è davvero di che fare accapponare la pelle! Ecco quanto dice Michel de Nostre-Dame, celebre quanto temibile astrologo e medico francese (1503-1566), nella dodicesima quartina della diciannovesima centuria: Scesero due uccelli di fuoco Uccidendo i gemelli di ferro E del grave danno mela basi. Ed ecco l'interpretazione. La "seconda vergine del terzo millennio" colloca temporalmente la quartina nel settembre del 2001, poiché fa riferimento al sole che in questo periodo si trova per la seconda volta nel terzo millennio nel segno della Vergine. Il secondo e terzo verso non necessitano commento alcuno, alla luce degli sconvolgenti eventi di cronaca delle settimane scorse. Incredibile e davvero sconcertante è il quarto verso. Se è palese il riferimento a MELA, come soprannome della città di New York, è meno evidente che "DANNO MELA BASI" è l'anagramma di OSAMA BIN LADEN. A questo punto ogni altro commento è superfluo e il tutto non può che lasciare sgomenti. - Luigi Fontanella 4) On -line - la Repubblica. It. 9 ottobre: È secondario che qualcuno dica una cosa che ritiene giusta ma nel momento sbagliato, ed è secondario che qualcuno creda a una cosa ingiusta o comunque sbagliata, perché il mondo è pieno di gente che crede a cose ingiuste e sbagliate, persino un signore che si chiama Bin Laden, che forse è più ricco del nostro presidente del Consiglio e ha studiato in migliori università Quello che non è secondario, e che deve preoccupare un poco tutti, politici, leader religiosi, educatori, è che certe espressioni , o addirittura interi e appassionati articoli che in qualche modo le hanno legittimate, diventino materia di discussione generale, occupino la mente dei giovani, e magari li inducano a conclusioni passionali dettate dall'emozione del momento. Mi preoccupo dei giovani perché tanto, ai vecchi, la testa non la si cambia più. Un elemento di confusione è che spesso non si riesce a cogliere la differenza tra l'identificazione con le proprie radici e il giudicare ciò che è bene o male. Un conto è dire che cosa sia una cultura e un conto dire in base a quali parametri la giudichiamo. Una cultura può essere descritta in modo passabilmente oggettivo: queste persone si comportano così, credono negli spiriti o in un'unica divinità che pervade di sé tutta la natura, si uniscono in clan parentali secondo queste regole, ritengono che sia bello trafiggersi il naso con degli anelli (potrebbe essere una descrizione della cultura giovanile in Occidente), ritengono impura la carne di maiale, si circoncidono, allevano i cani per metterli in pentola nei festivi o, come ancor dicono gli americani dei francesi, mangiano le rane. Teoricamente siamo tutti d'accordo, è politically correct dire in pubblico di qualcuno che è gay, ma poi a casa si dice ridacchiando che è un frocio. Come si fa a insegnare l'accettazione della differenza? La vera lezione che si deve trarre dall'antropologia culturale è piuttosto che, per dire se una cultura è superiore a un'altra, bisogna fissare dei parametri. Meglio vivere a Islamabad che ad Arcore? Noi siamo una civiltà pluralistica perché consentiamo che a casa nostra vengano erette delle moschee, e non possiamo rinunciarvi solo perché a Kabul mettono in prigione i propagandisti cristiani. Se lo facessimo diventeremmo talebani anche noi. Il parametro della tolleranza della diversità è certamente uno dei più forti e dei meno discutibili, e noi giudichiamo matura la nostra cultura perché sa tollerare la diversità, e barbari quegli stessi appartenenti alla nostra cultura che non la tollerano. Punto e basta. - Umberto Eco ![]() 5) E-mail - New York, 9 ottobre: Carissimo, ho letto attentamente l'articolo di Eco e ho trovato delle risonanze con un altro articolo, quello scritto da Mark Lilla sul New York Review of Books, intitolato "The Lure od Syracuse" (Volume XLVIII, No.14) dove si prendono in considerazione le posizioni degli intellettuali - specialmente i filosofi - nella storia della tirannia, a partire dall'intervento di Platone nella Sicilia del tiranno Dionisio nel 368 a.C. L'articolo del Lilla, scritto ad una sola settimana prima dell'attacco terrorista dell'11 settembre, pare precorrere certi motivi di Eco - come il richiamo alla tolleranza per le altre culture - che coinvolgono (e solo indirettamente "giustificano") temi di origine mitica dove la passione travolge la ragione in nome di un "eros" che secondo Diotima nel Simposio, se non coadiuvato dal controllo di se stessi, e della propria anima, può assumere delle forme di pazzia, per un amante come pure per un ideale. Ecco allora materializzarsi il profilo di un'anima "tirannica" sia nella Germania di Hitler (dove l'introspezione spirituale era dettata dal cosidetto Innerlichkeit, e quindi governata secondo il filosofo Jurgen Habermas da fantasie di foreste teutoniche e montagne magiche), sia nell'attuale suicidio rituale di terroristici islamici presumibilmente sponsorizzati da Bin Laden. Mi chiedo dunque, tanto per fare l'avvocato del diavolo, se ci troviamo di fronte (vivo a New York, quindi me lo chiedo puntando il dito su queste macerie) ad un effetto simbolico e catartico di una necesssaria "purificazione" che ci coglie da parte di una società arcaica, che arbitrariamente si sotttrae al tempo individuale (ed occidentale) per manifestare nel genocidio (con tono universale) la propria logica binaria di puro/impuro. Se l'America, e tutto l'Occidente laico assumono una opposizione al sacro islamico e ne diventano i responsabili di una "contaminazione", ed oggetti di riprovazione metaforicamente associata alla "putredine morale", mi chiedo in che maniera (volendo praticare una qualsiasi tolleranza) si riuscirà mai a trovare un punto d'incontro tra questi due mondi, che operando su due cronologie senza sincronia fraintendono - oppure inconsciamente invertono - la passione con la ragione. Per i primi, il massacro delle Twin Towers sono un sacrificio, per i secondi una inspiegabile carneficina. Domande: Che fare allora quando tacciono i filosofi, e non c'è tempo per rieducare o riallineare certi meridiani? Che fare se non c'è più tempo per informare il mondo che i francesi non sono "mangiatori di rane"? Uccidere tutti i francesi, o tutte le rane? - Stefano Maria Baratti ![]() 6) E-mail - From: Associate Symposium. 23 settembre, 2001: Cercherò di offrire un contributo alla pubblica discussione al riguardo del tragico evento del Settembre 11, in quanto credo che esista una notevole incomprensione nel come i musulmani vedono le cose. Se la prospettiva americana è quella del "Bombardiamoli prima, poi li ricopriremo con una pioggia di fiori," la cosa non funzionerà, trascinerà anzi gli Stati Uniti in una terrible trap. La mia qualifica al commento, a parte considerevoli studi, è l'essermi coinvolto nella vita musulmana da oltre 20 anni attraverso il matrimonio, e quindi con la frequenza di comunità musulmane sia in Canada che in India. Ed ecco come la penso: 1. Nel parlare della situazione presente sarebbe meglio pensare all'Islam come cultura invece che religione, e infatti cultura islamica è da considerare virtuale sinonimo del sistema legale, per il quale ogni cosa (e ogni persona) è sia assolutamente giusta o assolutamente sbagliata. Quando l'Islam è compreso come deve essere compreso, il fedele deve dare un'eguale e bilanciato peso all'HAKIKA (che esiste come l'autentica islamica tradizione spirituale e monastica), ed a SHARYA (l'islamico legale sistema che governa ogni dimensione della vita). Infatti, HAKIKA è quasi estinta. Molti musulmani solo vagamente credono di aver udito da qualche parte quella parola. La verità è che la cultura si è ridotta a Legge. Essere musulmano significa esercitare la Legge (e basta). Da come sappiamo, comunque, quando la legge prevale i praticanti sempre razionalizzano di essre dalla parte del "giusto". Dalla prospettiva musulmana, quindi, la cultura islamica è vista come assolutamente giusta e da Dio guidata, mentre altre culture sono letteralmente manifestazioni del diavolo. Non c'è ambiguità in questo enfatico qualsiasi cosa. 2. Potere, politico potere, è nella posizione di interpretare SHARYA per il più grande nume tanto da decidere e imporre quanto è "giusto". Ogni musulmano è di botto impaurito dall' aggressiva e paurosa presenza della cultura Occidentale su base globale. E ciò significa perdere un intero modo di vivere, senza una via di mezzo. Quindi è qui questione di vincere la grande battaglia sull'abominevole sbagliato, il male. 3. È giusto e di aiuto ritenere che Osama bin Laden sia il più dannoso e paurosamente brillante psicotico nemico che la cultura Occidentale abbia mai avuto, più pericoloso nelle correnti circostanze di Hitler nelle sue A dir poco, sarebbe grave errore prender sotto gamba Bin Laden. Sarebbe di aiuto pensare a Bin Laden in termini di pura politica. Dimentica la parte religiosa. Nonostante ch'egli giustifichi se stesso secondo un'interpretazione di SHARYA, questa è veramente solo ideologia, che non ha un reale rapporto con la religione. La sua meta e azioni sono strettamente politici. 4. Bin Laden agisce secondo un gran piano della sua mente, e fino a questo punto vi è riuscito. Il suo piano ultimo non è nient'altro che quello di diventare the supreme focal leader di tutto l'Islam, e sconfiggere, cancellare la cultura dell'Occidente dalla faccia del mondo. E per questo suo ideale non si fermerà a niente. Ha una bomba nelle sue mani. E a noi, scusa, cosa resta? Semplice: toglierlo dalla circolazione. Punto e basta. - Stan Gibson 7) E-Mail - Nonsisadove - 10 /11/ 2001 12 : 44:19 PM Eastern Daylight Time Carissimo, se si dovesse compilare una nota critica al tuo racconto non si potrebbe che partire dall'indirizzo: http://www.arscomica.com/requiesmaster.html che è tutto un programma, una scaletta da seguire per entrare nel paese di "Nonsisadove"; divertente satira malinconica e disperata del nostro Tempo con cronache-racconti in un voyage amaro e allarmante puntellato anche di eventi e fatti tragici come quelli dei nostri giorni. Moltissimi sono i riferimenti culturali, sociali, politici e storici in una fitta galleria di nomi anonimi e illustri, di intrecci e risonanze interiori, di peregrinazioni tematiche e temporali, con frequenti ritorni onomatopeici, questi ultimi visti come divertissement e pausa ludica, sempre complementari al racconto, che è un bell'affresco di cultura linguistica non priva di timbri poetici e ritmi musicali, per la ricerca di un nuovo qualcosa.... - Mario M. Gabriele ![]() A questo punto l'occhio sulla fronte della Guida, Ahà Dopodiché, divenne pallido, anzi come accasciato nell'angolo della sua orbita, e più niente si disse o si udì. Anche il computer dei messaggi, esploso dal suo petto rientrò in se stesso con l'ultimo messaggio, ed effettivamente più niente si udì. Si udì? No, si ode: è un lontano galoppo, tutum, tutum, tutum su sabbie lontane fatte di rena e sassi e sterpi e alte montagne brulle come la siccità e il male, il male quando cammini e cammini, pensando di arrivare a qualcosa e trovi le mine sul terreno, il cocuzzolo della montagna di Allah che incomincia a franare, la punta del tuo dito, Max, che ora sanguina... C'è ora una bandiera di ospedale sull'ultima curva del niente, che è una piazza fatta a scacchi ma senza alfieri o regine, con delle torri un tempo abbattute ma ora rifatte a nuovo, levigate come i giocattoli dei bambini, e poi - ecco! - una gentile signora di educata dolcezza arriva in punta di piedi proprio come una ballerina dell'antico Vaslav Nijinsky - o è la stessa Romola Nijinsky per esser più credibili? - e c'invita dentro, nella gran sala fuori dell'ascensore, indicandoci delle poltrone lasciate vuote proprio per noi poiché le altre, tutte le altre, sono già tutte piene di gente, stracolme di gente, ad occhio e croce un 5000 persone tra maschi e femmine e bambini, là giunti l'11-X-01 con i loro nomi scritti con filo rosso sulla bianca tunica del loro petto, in attesa forse di noi, oh sì sì, poiché la gentile Romola s'inchina davanti alla Guida, il contegnoso Ahà Dopodiché, e dice "ben arrrivati" a lui e a noi, Lady Flor e Niro Max; l'invita quindi al centro della scacchiera (mentre noi restiamo seduti), per un saluto collettivo, detto del PRIMO MESE. E Ahà chiama l'appello dei presenti; e ogni chiamato esce dalla sua ombra per profilarsi in tutta la luce del suo martire volto - proprio come è possibile vedere in una fotografia di fotografo o in una riproduzione digitalizzata al computer, in bianco e nero o a colori. "Miracoli della tecnologia", Ahà dice con la sua lucetta/voce frontale che ognuno è in grado di vedere e raccogliere nella propria mente. In quello stesso momento il suo petto si gonfia e si allarga, si fa di nuovo videocomputer e di là esce, adesso, la voce che scrive come se scrivesse nell'azzurro del cielo che in questo momento presenta due altissime torri che scoppiano nel fuoco, e ad uno ad uno quei personaggi nell'ombra vengono fuori nella luce del videocomputer, mostrando nella loro stessa luce i propri nomi, scritti di rosso sul camice bianco del loro petto: Mary Herencia, Andrew Fisher, Derek Sword, Angel Juarbe, Jenny Low Wond, Sandra Wright, Jannifer Y. Wong, Michael Lepore, Janice Brown, Nicholas Brandemarti, Martin Niederer, Marcia Cecil-Carter, Janet Alonso, Robert Tipaldi, Colleen Supinski, Faustino Apostol, E. Rudy Bacchus, Thomas Collins, John Crisci, Jessica Sachs, Christian L. DeSimone, John Reo, Linda Luzzicone, Judith Hofmiller, John Ballantine Niven, Leobardo Lopez Pascual, Sophia B. Addo, Nural and Shakila Mian, Scott C. Vasel, David Pruim, Adriane Scibetta, Elena Ledesma, Dave Fontana, David Tirado, Kevin E. Conroy, Larry Curia, Marlyn Bautista, Susan M.Getzendanner, Jeffrey Bittner, Adrianes Oyola, Monica Goldstein, Eileen Flecha, Adriana Legro, Joanna Vidal, Doreen Angrisani, Jim Berger... Quando ogni nome venne detto e visto, sparendo poi nelle quinte della loro ombra, la Romola ballerina riappare accanto alla nostra Guida, danzando ora sul lucido pavimento a scacchiera un suo dolcissimo girotondo al misterioso electro-acoustic ritmo di improvvisato/computerizzato jazz di alto squisito livello, un pò tipo quello del trombettista Dave Douglas che usa sincopata fusione di Laptop e Combo, ora andando ad incollarsi al centro del tutto, come la bella Statua sulla baia di New York, mostrando la luce frenetica di memoria e passione racchiuse nelle parole ![]() | |||||||
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